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venerdì 17 luglio 2015

LE NOSTRE INCHIESTE: I nemici dei celiaci? Sono nei prodotti senza glutine


I nemici dei Celiaci? 
Sono nei prodotti senza glutine

Se l’ingrediente principale di pane, pasta e biscotti è la farina di frumento, allora che cosa c’è nei prodotti gluten-free? Zucchero, additivi e conservanti. Meglio fare attenzione all’etichetta (e alle tasche)



In Italia i celiaci - cioè chi deve seguire una dieta senza glutine, proteina contenuta nei cereali - sono più di 165mila, anche se secondo le stime del Ministero della Salute l’intolleranza colpisce circa l’1 per cento della popolazione italiana, vale a dire circa 600mila persone. A beneficio di chi deve rinunciare ai piaceri della dieta mediterranea, il Servizio sanitario nazionale garantisce un sussidio che oscilla tra i 100 e i 140 euro al mese a seconda di età, sesso e Regione, da spendere in farmacia o nei negozi specializzati. 
Anche se il numero dei celiaci è in aumento di circa il 10 per cento l’annoil primo studio su un campione di alimenti senza glutine è stato condotto a Torino dall’Istituto zooprofilattico sperimentale, che si occupa di vigilare sulla qualità degli alimenti. «Il glutine è la proteina che riesce a dare struttura e coesione ai farinacei - spiega Maria Caramelli, direttore dell’Istituto - . Il nostro lavoro, condotto su un alto numero di campioni, ci ha permesso di dare una prima risposta rassicurante: negli alimenti da noi esaminati le soglie stabilite dalla legge sono state rispettate, e il glutine è presente nelle percentuali previste dalla legge. Come spesso accade, lo studio ha però portato ad altre domande».  Ed ecco le cattive notizie. Anche se si trovano tra gli scaffali di una farmacia, meglio guardare con attenzione l’etichetta: conservanti e additivi sono sempre presenti in quantità di gran lunga superiori agli alimenti con glutine, così come lo zucchero e il famigerato olio di palma. «Chi non ha un’intolleranza al glutine diagnosticata e sceglie gli alimenti privi di glutine perché pensa siano più salutari sbaglia - continua Caramelli -. Ci sono moltissimi zuccheri, come si può vedere dalle etichette che spesso li riporta al primo posto. Poi troviamo addensanti, gomme, idrocolloidi e aromi che non vengono nemmeno specificati. Non sono di per sé nocivi, ma il problema è la ripetitività dell’esposizione». 

Negli Stati Uniti, oltre a essere una delle ultime mode alimentari, è un mercato da due miliardi di euro l’anno. Anche l’Italia si difende bene: tra case farmaceutiche, aziende alimentari e piccoli laboratori artigianali le imprese che hanno scelto di produrre alimenti con la spiga barrata sono più di 300, per un mercato che vale oltre 250 milioni l’anno.
Così i prodotti in commercio sono più di 4mila, oltre a pane e pasta si può scegliere tra taralli, pasticcini, cotolette alla milanese, panettoni e frollini. La varietà però è un’illusione: per il dolce o il salato, l’ingrediente principale è lo stesso - in molti casi, l’amido di mais - e a dare gusto e consistenza sono elementi artificiali. «La popolazione celiaca è in continuo aumento, ma ancora non possiamo valutare con precisione le conseguenze di una dieta che espone l’organismo a queste sostanza più volte al giorno - continua -. Tra bambini e adolescenti le allergie alimentari sono sempre più diffuse. L’invito è a prestare attenzione a quel che si porta in tavola». Insomma meglio non esagerare, anche perché a oggi non esistono studi a lungo termine sui rischi di una dieta del tutto gluten-free.  
Nessuna speranza per chi è costretto a seguire un’alimentazione che esclude molte delle prelibatezza della cucina nostrana? Non proprio. Se è impossibile ricostruire in laboratorio il glutine, si può però ripiegare su grani che ne contengono una bassissima percentuale. «La ricerca si sta concentrando su frumenti alternativi, come il grano monococco - conclude Caramelli -. Negli anni è stato abbandonato per altri con una resa maggiore, ma contiene omega gliandine che non infiammano l’intestino, come accade invece con la farina di frumento». 
Quanto costa un chilo di pasta? Non più di 1 euro e cinquanta centesimi, due al massimo. Ora provate a fare la stessa domanda a un celiaco: un chilo di pasta senza glutine costa in media otto euro al chilo. Per i biscotti? Senza esagerare, si sfiorano i trenta euro. 
Nonostante le diagnosi di celiachia siano sempre più frequenti, i prezzi dei prodotti dietetici gluten-free non scendono. La domanda cresce, il giro d’affari pure - in appena un anno i prodotti in commercio sono raddoppiati - eppure i costi restano sempre gli stessi: il canale privilegiato per spendere il sussidio mensile che ricevono i celiaci sono le farmacie e i negozi specializzati. La legge però prevede che il sussidio mensile si possa spendere anche nei supermarket, con un gran risparmio per chi è costretto a seguire una dieta senza glutine. Al momento solo la Lombardia ha avviato una convenzione con la grande distribuzione inviando a chi ne ha diritto un «codice celiachia» da utilizzare per il ritiro dei prodotti. Una buona notizia per gli oltre 29mila celiaci lombardi, che in questo modo riusciranno a risparmiare. Per tutti gli altri, non resta che aspettare che le leggi - che già ci sono - vengano applicate. 
Fonte: LA STAMPA

mercoledì 25 febbraio 2015

Arriva la pasta di legumi per aiutare i celiaci sovrappeso


Arriva la pasta di legumi per aiutare 
i celiaci sovrappeso

  
Arriva una nuova pasta senza glutine a base di legumi. La ricetta è stata sviluppata dall'Università di Piacenza, e non riguarda solo i celiaci ma anche chi è abituato a consumare pasta priva di glutine con l'idea che non faccia ingrassare (il che è una credenza priva di fondamento). 
Questa nuova pasta di legumi senza glutine, infatti, è caratterizzata da un basso apporto calorico e perciò sarà realmente "light", al contrario degli altri tipi più tradizionali di pasta senza glutine che invece non differiscono più di tanto dalla pasta normale per quanto riguarda l'indice glicemico, che anzi in alcuni casi risulta più elevato.
Proprio per questo, un team di ricercatori dell'Università di Piacenza si è messo al lavoro per creare un tipo di pasta senza glutine realmente poco calorica, individuando nei legumi il giusto ingrediente di base e progettando un prodotto senza glutine che non contribuisce ad aumentare di troppo la glicemia - a patto, ovviamente, che venga condita con ingredienti altrettanto equilibrati. Grazie a questa sua caratteristica, lapasta di legumi senza glutine sarà particolarmente indicata per i celiaci che soffrono di sovrappreso o di elevato indice glicemico.


Gli esperti dell'Università di Piacenza si sono resi conto che sempre più persone che hanno eliminato completamente il glutine dalla dieta, convinti di dimagrire, in realtà stanno andando incontro al rischio di sovrappeso o di obesità, poiché la loro alimentazione non risulta abbastanza equilibrata e poiché gli alimenti confezionati per celiaci – come la pasta e altri prodotti a base di farine gluten free – contribuiscono a peggiorare la loro dieta.
L’amido ricavato dai legumi e utilizzato per la produzione di questo nuovo tipo di pasta senza glutine è a lento assorbimento in confronto a quello dei cereali comunemente utilizzati nella preparazione dei prodotti gluten-free, secondo le spiegazioni dei ricercatori. 
«I celiaci si nutrono di cibi con un indice glicemico più alto rispetto ai cibi contenenti glutine e questo comporta spesso un aumento di peso», spiega Gianluca Giuberti, esperto alla guida dello studio piacentino.
La nuova pasta senza glutine nasce da una combinazione di farine di riso e di teff abbinate a particolari varietà di fagiolo comune
La pasta sarà compatibile con le abitudini alimentari dei pazienti celiaci. Con lo stesso metodo, i ricercatori piacentini formuleranno altri prodotti per celiaci, come biscotti e cracker.