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martedì 2 febbraio 2016

Alimentazione: ma quale celiachia… Chiamatela Roundup


Alimentazione:
ma quale celiachia… 
Chiamatela
Roundup


Sono almeno 12 mila anni che l’umanità mediterranea si nutre di frumento, senza problemi. E di colpo, ecco sorgere la “intolleranza al glutine”, con relativo ipersviluppo degli affari relativi a questa “malattia”: paste senza glutine a 5 volte il prezzo delle normali, prodotti bio dove l’etichetta dichiara “senza glutine” (gluten free o il simbolo della spiga barrata), cibi spesso a carico del servizio sanitario nazionale…
Il glutine è un veleno? Si deve sospettare del grano geneticamente modificato?
Per una volta sembrerebbe di no. Anche se c’entra il Roundup, il diserbante della Monsanto, specificamente concepito dalla multinazionale per essere usato in abbondanza coi suoi semi geneticamente modificati (modificati appunto per resistere al diserbante, che uccide tutte le erbacce).
Come ha scoperto la dottoressa Stephanie Seneff, ricercatrice senior al Massachusetts Institute of Technology (MIT), da una quindicina d’anni gli agricoltori americani, nelle loro vastissime estensioni, hanno preso l’abitudine di irrorare le stesse con il Roundup immediatamente prima della mietitura.
In questo caso, si approfitta della qualità disseccante del prodotto, con il suo agente attivo, il glifosato (o glifosate). Si è scoperto che, spargendo tonnellate di glifosato, la resa per ettaro aumenta. Perché? Perchè, prova a spiegare la Seneff, “le brattee protettive si frantumano, la spiga muore, e con l’ultimo sospiro, rilascia i chicchi” che altrimenti resterebbero attaccati nei resti della spiga ancora umida. L’aumento di resa non è enorme, ma è importante per i coltivatori stra-indebitati con le banche. Inoltre, il disseccamento facilita la battitura condotta coi giganteschi macchinari industriali (spesso affittati, quindi se li si può usare per meno giorni, si risparmia) e consente di anticipare l’operazione di mietitura. “Un campo di grano matura di solito in modo ineguale; una irrorata di Roundup consente di disseccare ugualmente le zone ancor verdi e quelle già gialle, e procedere alla mietitura nello stesso tempo”, ha spiegato un coltivatore di nome Keith Lewis.
E’ dunque l’estrema manifestazione della industrializzazione totale dell’agricoltura americana, nel quadro della violenza generale sulla natura (è stata praticamente abolita la rotazione agricola, si coltivano sempre le stesse colture da denaro sullo stesso campo, compensando l’impoverimento del terreno con tonnellate di fertilizzanti chimici), hubris1che resterà sempre come lo stigma dell’americanismo quando avrà condotto all’estinzione di questa civiltà. Lo stesso ministero americano dell’agricoltura ha reso noto che, dal 2012, il 99% del grano duro, il 97% del frumento primaverile, e il 61 % di quello invernale subiscono il trattamento al glifosato: il che costituisce un aumento dell’88% per il grano duro, e del 91% per il primaverile rispetto a quanto si faceva nel 1998.

Piccolo particolare, l’industria della birra non accetta l’orzo da trasformare in malto, se questo è irrorato di Roundup; i piselli e le lenticchie, se irrorate, non hanno parimenti mercato. Invece il grano si può vendere, e darlo da mangiare agli esseri umani, oltre che agli animali allevati per la carne ed il latte.
Sul fatto che esista una relazione diretta fra il consumo di grano così trattato e la misteriosa “intolleranza al glutine” non vi è dubbio. E’ stato comprovato da uno studio della dottoressa Seneff e del suo collega Anthony Samsel, pubblicato già nel 2013 sulla rivista “Interdisciplinary Toxicology”.
Chi è interessato può trovare i particolari (molto allarmanti) dell’interferenza patologica del glifosato nei processi di malassorbimento intestinale dei minerali, nell’inibizione dei citocromi, nella distruzione dei bio-batteri intestinali e persino nella sintesi della serotonina, senza dire che la celiachia quadruplica il rischio di cancro.
http://responsibletechnology.org/media/Glyphosate_II_Samsel-Seneff%281%29.pdf
A noi profani basterà vedere la tabella allegata, del tutto eloquente.
Ora, è noto che quando in Sicilia il frumento è vicino al raccolto, arrivano nei nostri porti navi granarie delle sei “sorelle”, le multinazionali oligopoliste globali del grani, con i loro carichi: a prezzi stracciati. E’ grano americano, canadese, australiano – probabilmente conservato per più stagioni in quelle navi, dove controlli occasionali hanno rivelato grumi di muffa. Il mistero è come mai queste navi non vengano sistematicamente sottoposte ai controlli dei NAS e della Finanza, per procedere al sequestro e alla distruzione delle granaglie tossiche o muffite. Ciò farebbe bene alla salute dei celiaci e punirebbe il trasparente dumping che danneggia i nostri produttori.
Il video-giornalista francese di origine portoghese Paul Moreira ha completato un reportage esplosivo sulle coltivazioni Ogm (e il conseguente spargimento dell’erbicida Roundup) nelle pianure argentine, dove ormai le coltivazioni di soia e mais sono tutte geneticamente modificate.
Mi ha messo sull’avviso – racconta – un lancio della Associated Press che segnalava che un numero crescente di bambini nelle zone agricole argentine nasceva malformato. Sul posto, telecamera a spalla, ho trovato cose indicibili. Si continua a ripetere che la cultura estensiva di OGM non presenta rischi per gli uomini? Ma non si dice che il Roundup e simili erbicidi sono sempre meno efficaci, e quindi gli agricoltori ne raddoppiano, o triplicano, la disseminazione per continuare a produrre le stesse quantità di mais e soia. Le sostanze restano durevolmente nelle falde freatiche”.
In un villaggio di venticinque case, nel mezzo della pampa, ho visto cinque casi di bambini deformi e malati. Non ho avuto il coraggio di mostrarli tutti, ho ripreso le immagini della bambina relativamente più bella che abbraccia la mamma. In queste famiglie nascondono i loro bambini, se ne vergognano come fosse colpa loro. Le autorità hanno cercato di dire che si tratta dei frutti di unioni fra consanguinei, poi hanno ammesso – davanti alla mia telecamera – la vera causa.
Il giornalista ha prodotto il documentario Bientôt dans votre assiettede gré ou de force, (presto nei vostri piatti, che lo vogliate o no) visibile su youtube.
Anche la dottoressa Seneff ha segnalato l’abnorme comparsa di neonati malformati nello stato di Washington , 20 casi negli ultimi tre anni. “Hanno cercato le cause, hanno pensato a tutto, tranne al glifosato. Non ci hanno pensato, ritenendolo innocuo. Ma ne gettano a tonnellate, e finisce nei corsi d’acqua. Ci sono studi pubblicati che il glifosato causa l’anencefalia nelle rane (le rane nascono senza cervello, ndr.): c’è una chiara connessione, e io ho anche appurato il motivo. Il glifosato blocca la degradazione naturale dell’acido retinoico, che si accumula nel feto ed è notoriamente la causa dell’anencefalia. … inoltre interrompe gli enzimi citocromo p450, che si accumulano nel fegato… è l’enzima che decompone l’acido retinoico”.
La speranza, conclude la dottoressa, “viene da Cina e Russia. La Russia ha preso una posizione fortissima contro gli Ogm. Putin ha detto: mangiate pure i vostri Ogm, noi non li vogliamo. E vengo adesso da una conferenza a Pechino organizzata dal professor Gu: ha raccolto tutti gli scienziati che hanno compiuto studi su Ogm e Roundup, ed hanno suonato l’allarme; Don Huber, Mae-Wan Ho, Jeffrey Smith, Judy Carman dall’Australia….i cinesi hanno visto che, in rapporto diretto con l’aumento della importazione di soia ogm al Roundup, sono cresciuti infertilità, autismo, morbo di parkinson. I cinesi possono fare la differenza, se cominciano a rifiutare le importazioni”.
L’ottima articolo scritto dal grande giornalista Maurizio Blondet (www.maurizioblondet.it) va integrato e completato con altre informazioni.
Il Roundup della Monsanto non è imputato solo nell’eziologia della celiachia ma sembra giocare un ruolo centrale anche nel cancro, nell’autismo (vedere grafico), nel morbo di Parkinson, e in varie patologie gravi che colpiscono reni, intestino e tiroide.
Tornando alla celiachia, secondo il professor Luigi Pecchiai, storico fondatore dell’Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all’ospedale Buzzi di Milano per tale morbo sussiste una possibile correlazione di causa-effetto: “E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto cosicché facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all’azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente il frumento è stato per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica.
E’ evidente la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine”.Cosa che sta diventando una triste realtà…
L’attuale grano da parecchi decenni infatti viene irradiato con il Cobalto-60, per renderlo geneticamente più produttivo e ricco di glutine2. Secondo quanto pubblicato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, il 70% del grano duro prodotto in Italia viene irradiato con neutroni veloci, raggi gamma e raggi X al fine di aumentare la dimensione dei chicchi e potenziarne la resistenza alla cottura.
Torna alla mente il famoso grano Creso. Nel 1974 viene iscritto nel Registro varietale del Grano duro. Questo grano è stato letteralmente inventato e sviluppato presso il centro di studi nucleari della Casaccia. Nel lavoro, come ricordava nel 2000 su Le Scienze il fisico Tullio Regge, si sottolineava l’efficacia della mutagenesi e l’introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche.
Se l’attuale epidemia di celiachia che sta investendo come un treno adulti, bambini e perfino sempre più neonati fosse un connubio tra la tossicità del diserbante (e all’occorrenza disseccante) della Monsanto e decenni di ripetuti e folli interventi sulle varietà di grano che stanno alla base della maggior parte del cibo prodotto? Interventi assolutamente innaturali che hanno portato alla modifica della struttura molecolare del glutine, rendendolo indigeribile per non dire tossico…
Per fortuna tutto il male non vien per nuocere e infatti grazie anche all’attuale situazione, vi è un ritorno e una riscoperta di sempre più numerosi “grani antichi”, i grani che non sono stati ancora “perfezionati e migliorati” dall’uomo in camice bianco, il cui glutine – guarda caso – non crea alcun problema di salute.

 FONTE : .effervescienza.com

lunedì 5 ottobre 2015

Video esplicativo: Qual'è il grosso problema con il glutine?



Video esplicativo:
Qual'è il grosso problema con il glutine?




FONTE:  TED-Ed 

giovedì 1 ottobre 2015

LE NOSTRE RICETTE: BRIOCHES SENZA GLUTINE




BRIOCHES

SENZA GLUTINE




Per chi ama una colazione ricca.. queste brioche senza glutine sono senza dubbio la soluzione per i golosi !!!!

Ingredienti

Istruzioni

Per il polisch 
  • Sciogliere il lievito nell acqua e miscelare nella farina evitando grumi. Far lievitare 8 ore.

Per le brioches
  • Mescolare la farina, lo xantano, lo zucchero, la fecola, il latte in polvere nella planetaria o in un contenitore.
  • Mettere in un pentolino sul fuoco latte e burro, non deve bollire, solo sciogliersi il burro con il latte a stessa temperatura.Iniziate a mescolate con il gancio ad uncino, o le fruste per chi non ha un impastatrice, le farine e il liquido caldo a filo. Unire le uova una alla volta.
  • Mettere gli aromi( limone, bacca di vaniglia, rum).
  • Per ultimo il polish, mescolate almeno per 5 minuti.
  • Stendere l'impasto su una spianatoia di legno. Spruzzatelo con la farina e lavorare l'impasto con il matterello. Fate le forme a triangolo con i lati lunghi e ruotare la base fino al vertice formando il classico forma dei  cornetti, lievitare sul testo da infornare per 5 ore
  • Spennellare con panna e tuorlo mescolati.
  • Forno caldo 160° con dentro il classico pentolino con dell'acqua per 30 minuti circa.
 
Lo xantano si trova in negozi specializzati, o online, o si ordina in farmacia, lo si può sostituire, in questo caso, col guar.
Il latte in polvere si trova in supermercati, in negozi per pasticcerie, online, o va bene anche quello per bambini fino a 1 anno, in alternativa si può sostituire con panna liquida, ma non avrà lo stessa morbidezza più a lungo. 
Il rum serve per aromatizzare, l'alcol, una volta cotto, sparisce.
BUON APPETITO ! ! ! 

FONTE: http://www.cucinandosenzaglutine.it/



martedì 22 settembre 2015

Finalmente: messa a punto la PILLOLA per trasgredire senza rischi


Celiachia, messa a punto la PILLOLA per trasgredire senza rischi




Una pillola per consentire alle persone che soffrono di celiachia di 'trasgredire' alla dieta 'gluten free' senza rischi. A metterla a punto, in dieci anni di studi, il ricercatore Hoon Sunwoo, docente di scienze farmaceutiche dell'Università canadese di Alberta, convinto che il prodotto, in fase avanzata di sperimentazione, possa presto essere commercializzato. Non si tratta di un farmaco per la cura della malattia celiaca ma solo di un medicinale che permette di consumare occasionalmente glutine senza danni all'intestino e senza fastidiosi sintomi.
La pillola utilizza gli anticorpi contenuti nel tuorlo dell'uovo per ricoprire il glutine, in modo che possa semplicemente attraversare l'organismo senza creare problemi. La persona celiaca deve assumere il medicinale 5 minuti prima del pasto a rischio, per ottenere una protezione di circa 2 ore dagli effetti del glutine. Il prodotto è già stato sottoposto a test clinici per la sicurezza, mentre le analisi di efficacia partiranno il prossimo anno.
"Non si tratta di una soluzione per trattare o curare la malattia celiaca", tiene a ribadire Sunwoo sottolineando che la dieta senza glutine resta l'unica terapia per chi ne soffre. "Si tratta, però, di migliorare la qualità della vita e facilitare la socializzazione", conclude.


Fonte: ADNKRONOS

venerdì 17 luglio 2015

LE NOSTRE INCHIESTE: I nemici dei celiaci? Sono nei prodotti senza glutine


I nemici dei Celiaci? 
Sono nei prodotti senza glutine

Se l’ingrediente principale di pane, pasta e biscotti è la farina di frumento, allora che cosa c’è nei prodotti gluten-free? Zucchero, additivi e conservanti. Meglio fare attenzione all’etichetta (e alle tasche)



In Italia i celiaci - cioè chi deve seguire una dieta senza glutine, proteina contenuta nei cereali - sono più di 165mila, anche se secondo le stime del Ministero della Salute l’intolleranza colpisce circa l’1 per cento della popolazione italiana, vale a dire circa 600mila persone. A beneficio di chi deve rinunciare ai piaceri della dieta mediterranea, il Servizio sanitario nazionale garantisce un sussidio che oscilla tra i 100 e i 140 euro al mese a seconda di età, sesso e Regione, da spendere in farmacia o nei negozi specializzati. 
Anche se il numero dei celiaci è in aumento di circa il 10 per cento l’annoil primo studio su un campione di alimenti senza glutine è stato condotto a Torino dall’Istituto zooprofilattico sperimentale, che si occupa di vigilare sulla qualità degli alimenti. «Il glutine è la proteina che riesce a dare struttura e coesione ai farinacei - spiega Maria Caramelli, direttore dell’Istituto - . Il nostro lavoro, condotto su un alto numero di campioni, ci ha permesso di dare una prima risposta rassicurante: negli alimenti da noi esaminati le soglie stabilite dalla legge sono state rispettate, e il glutine è presente nelle percentuali previste dalla legge. Come spesso accade, lo studio ha però portato ad altre domande».  Ed ecco le cattive notizie. Anche se si trovano tra gli scaffali di una farmacia, meglio guardare con attenzione l’etichetta: conservanti e additivi sono sempre presenti in quantità di gran lunga superiori agli alimenti con glutine, così come lo zucchero e il famigerato olio di palma. «Chi non ha un’intolleranza al glutine diagnosticata e sceglie gli alimenti privi di glutine perché pensa siano più salutari sbaglia - continua Caramelli -. Ci sono moltissimi zuccheri, come si può vedere dalle etichette che spesso li riporta al primo posto. Poi troviamo addensanti, gomme, idrocolloidi e aromi che non vengono nemmeno specificati. Non sono di per sé nocivi, ma il problema è la ripetitività dell’esposizione». 

Negli Stati Uniti, oltre a essere una delle ultime mode alimentari, è un mercato da due miliardi di euro l’anno. Anche l’Italia si difende bene: tra case farmaceutiche, aziende alimentari e piccoli laboratori artigianali le imprese che hanno scelto di produrre alimenti con la spiga barrata sono più di 300, per un mercato che vale oltre 250 milioni l’anno.
Così i prodotti in commercio sono più di 4mila, oltre a pane e pasta si può scegliere tra taralli, pasticcini, cotolette alla milanese, panettoni e frollini. La varietà però è un’illusione: per il dolce o il salato, l’ingrediente principale è lo stesso - in molti casi, l’amido di mais - e a dare gusto e consistenza sono elementi artificiali. «La popolazione celiaca è in continuo aumento, ma ancora non possiamo valutare con precisione le conseguenze di una dieta che espone l’organismo a queste sostanza più volte al giorno - continua -. Tra bambini e adolescenti le allergie alimentari sono sempre più diffuse. L’invito è a prestare attenzione a quel che si porta in tavola». Insomma meglio non esagerare, anche perché a oggi non esistono studi a lungo termine sui rischi di una dieta del tutto gluten-free.  
Nessuna speranza per chi è costretto a seguire un’alimentazione che esclude molte delle prelibatezza della cucina nostrana? Non proprio. Se è impossibile ricostruire in laboratorio il glutine, si può però ripiegare su grani che ne contengono una bassissima percentuale. «La ricerca si sta concentrando su frumenti alternativi, come il grano monococco - conclude Caramelli -. Negli anni è stato abbandonato per altri con una resa maggiore, ma contiene omega gliandine che non infiammano l’intestino, come accade invece con la farina di frumento». 
Quanto costa un chilo di pasta? Non più di 1 euro e cinquanta centesimi, due al massimo. Ora provate a fare la stessa domanda a un celiaco: un chilo di pasta senza glutine costa in media otto euro al chilo. Per i biscotti? Senza esagerare, si sfiorano i trenta euro. 
Nonostante le diagnosi di celiachia siano sempre più frequenti, i prezzi dei prodotti dietetici gluten-free non scendono. La domanda cresce, il giro d’affari pure - in appena un anno i prodotti in commercio sono raddoppiati - eppure i costi restano sempre gli stessi: il canale privilegiato per spendere il sussidio mensile che ricevono i celiaci sono le farmacie e i negozi specializzati. La legge però prevede che il sussidio mensile si possa spendere anche nei supermarket, con un gran risparmio per chi è costretto a seguire una dieta senza glutine. Al momento solo la Lombardia ha avviato una convenzione con la grande distribuzione inviando a chi ne ha diritto un «codice celiachia» da utilizzare per il ritiro dei prodotti. Una buona notizia per gli oltre 29mila celiaci lombardi, che in questo modo riusciranno a risparmiare. Per tutti gli altri, non resta che aspettare che le leggi - che già ci sono - vengano applicate. 
Fonte: LA STAMPA

sabato 30 maggio 2015

SCIENZA: Farina senza glutine dalle banane verdi che arriva dal Brasile


FARINA SENZA GLTINE dalle 

BANANE VERDI che 

arriva dal BRASILE


Arriva dal Brasile una nuova farina senza glutine ottenuta dalle banane verdi.
Ottime notizie arrivano dal Brasile sul fronte delle farine senza glutine. I ricercatori dell’Università del Brasile hanno ideato una farina di banane verdi, l’ultimissima frontiera degli alimenti naturalmente gluten free che potrebbero rivoluzionare l’alimentazione dei celiaci.
PER UNA PASTA NUTRIENTE, ECOLOGICA…
La ricerca è partita da una pubblicazione scientifica apparsa sul Journal of the Academy of Nutrizione e Dietetica nel luglio del 2012: lo studio brasiliano è proseguito, e ora sono apparsi i primi risultati. La nuova farina è stata ottenuta dalle banane verdi, considerate un prodotto di scarto dagli agricoltori. Mescolata ad albume d’uovo e acqua, la farina di banane verdi ha dato ottimi risultati: il composto è risultato elastico e omogeneo, e la pasta ottenuta ha passato il test degli assaggiatori celiaci e non, che l’hanno giudicata gustosa (la farina non sa di banana, ovviamente) e dalla piacevole consistenza poco collosa.

Infatti, questa farina innovativa contiene una maggiore quantità di proteine e addirittura il 98% in meno di lipidi, fattore importante dato che le normali paste per celiaci sono realizzate con farine in cui, per sopperire alla mancanza di glutine, si compensa con un aumento dei grassi. Inoltre, sarebbe ricca di amidi, fibre e sostanze antiossidanti.
…ED ECONOMICA!
Le banane verdi utilizzate per la farina sono frutti che non hanno passato la selezione per essere immesse sul mercato: in sintesi, banane che andrebbero buttate. Per questo la farina avrebbe un prezzo molto basso, rispetto alle altre farine senza glutine in commercio, e la sua produzione avrebbe risvolti economici molto positivi per l’ambiente, e per i paesi nei quali la produzione e lavorazione di banane gioca un ruolo importante nell’economia nazionale, come il Brasile e le Canarie.


lunedì 11 maggio 2015

GIORNATA PER I CELIACI 16 MAGGIO A RIMINI


GIORNATA PER I CELIACI 
16 MAGGIO
A RIMINI
Sabato 16 maggio, presso il Palacongressi di Rimini, si rinnova l’appuntamento con l’Assemblea dei Soci AIC dell’Emilia Romagna. Un evento aperto a tutti, grazie al quale poter incontrarci e confrontarci su tutte le tematiche legate alla celiachia, dagli aspetti medici sino alle proposte gastronomiche.
Una giornata resa ancora più speciale dal fatto che il 16 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Celiachia e quest’anno in particolare, la data coincide con l’avvio della prima edizione della Settimana Nazionale della Celiachia.
Per queste ragioni, per l’evento di Rimini abbiamo in programma numerosi appuntamenti, dedicati ai celiaci e alle loro famiglie.
La giornata sarà infatti suddivisa in due momenti: quello più istituzionale, dedicato ai soli soci, che consisterà nell’assemblea vera e propria, durante la quale verranno affrontati i temi più istituzionali dell’Associazione (per i dettagli puoi consultare la brochure ufficiale, cliccando qui).
Al termine dell’assemblea, prenderanno il via le iniziative aperte a tutti: gli  incontri con medici ed esperti di celiachia e, a seguire, il ricco bouffet di degustazioni gratuite di specialità senza glutine.
Questo il programma degli interventi degli esperti:
  • 10.25  Progetto “Tra il dire e il fare” – relatrici: Silvia Conti, Dietista AIC Emilia Romagna, Michela Rizzardi, Psicologa AIC Emilia Romagna;
  • 10.55: Settimana Nazionale della Celiachia – relatore: Davide Trombetta, Presidente AIC Emilia Romagna;
  • 11.15: Celiachia: piano regionale della prevenzione, quali prospettive – relatrice: Marina Fridel – Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali, Regione Emilia Romagna;
  • 11.45: Come è cambiata la celiachia dell’adulto: esperienza del centro di Bologna negli ultimi 15 anni - relatore: Umberto Volta – Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna, Board AIC, Consulente Scientifico AIC Emilia Romagna;
  • 12.05: Probabilità di sviluppare celiachia e Divezzamento e HLA – relatore: Sergio Amarri – Direttore Pediatria, Azienda Ospedaliera IRCCS Santa Maria Nuova, Consulente Scientifico AIC Emilia Romagna;
  • 12.25: Come è cambiata la diagnosi… Dalla clinica agli esami strumentali – relatrice: Laura Viola – Pediatria Ospedale Infermi di Rimini;
  • 12.45: Novità dal mondo scientifico e prospettive future – relatore: Renzo Pini – Pediatria Ospedale Infermi di Rimini.
Saranno quindi accolte le domande da parte del pubblico.
Conclusi gli incontri con gli esperti, tutti i partecipanti avranno l’occasione di visitare gli stand di ditte produttrici e di negozi specializzati in prodotti sg, che offriranno deliziose degustazioni di specialità gluten free, anche cotte sul momento!
Presso gli stand dell’Hotel Corallo e del Molino Spadoni saranno inoltre offerti corsi di cucina senza glutine, tenuti da chef specializzati.
Abbiamo pensato anche ai vostri bambini! Dalle ore 8.30 alle 14 potrete usufruire del servizio d’intrattenimento per bimbi dai 2 ai 12 anni offerto dal gruppo scout Rimini 4 “KAIROS”.
Alle ore 16.00 tutti a San Patrignano a tifare per la nostra squadra di calcio! AIC Emilia Romagna e i ragazzi della comunità si sfideranno in una partita amichevole, per concludere la giornata con il sorriso sulle labbra.
L’ingresso è gratuito per i soci regolarmente iscritti e per i bambini fino a 12 anni compresi, mentre per gli accompagnatori sarà richiesto un contributo simbolico di € 5, che potrà essere versato prima dell’Assemblea all’atto della registrazione.
Per offrirvi un’organizzazione migliore, vi chiediamo di segnalare la vostra partecipazione entro il 14 maggio, via mail a segreteria@aicemiliaromagna.it oppure telefonando al numero 059 454462 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 12.30 comunicando i seguenti dati:
  • nome e cognome del socio
  • n° adulti e n° bambini (fino a 12 anni compresi)
  • n° bambini che intendono usufruire del servizio di intrattenimento
  • un recapito telefonico
 Ci vediamo al Palacongressi di Rimini dalle ore 8.30!
Comunicato stampa dell'AIC Emilia Romagna.

lunedì 23 marzo 2015

GLUTINE DETOSSIFICATO



GLUTINE DETOSSIFICATO


Glutine detossificato dal CNR di Avellino, quindi glutine sconfitto!
Sembra proprio di sì!
I ricercatori del CNR di Avellino hanno studiato come detossificare, cioè eliminare, rendere completamente inattiva la gliadina presente nel frumento.
Che significa tutto ciò?
Significa che la gliadina inattivata, una volta ingerita dalla persona affetta da celiachia o da gluten sensitivity, non scatena la risposta immunitaria tipica, associata alla celiachia o alla gluten sensitivity. Direttamente dalle parole del Dott. Rossi, ricercatore senior dell’Istituto dell’Alimentazione, CNR di Avellino sappiamo che tramite degli enzimi è stato possibile inattivare la gliadina, cosicchè una volta ingerita non accenda l’interruttore della risposta immunitaria. Il glutine, o meglio la gliadina, non viene assolutamente riconosciuta dai linfociti responsabili della risposta e quindi l’intestino del celiaco non soffre e può consumare il frumento così trattato.
In pratica, con i progressi in campo immunologico, è possibile avere un frumento, quindi un grano, che conserverebbe tutte le sue qualità d’alimento (caratteristiche organolettiche), ma sarebbe innocuo per il consumo da parte dei celiaci e delle persone affette da gluten sensitivity.
Dopo l’importante scoperta del glutine amichevole dei ricercatori italiani dell’Università di Foggia, arriva questa altra importante scoperta tutta italiana: il glutine detossificato!
Attualmente, grazie alla collaborazione con il gruppo Lo Conte, sta avviando un protocollo clinico con i ricercatori del Policlinico Umberto I di Roma, per i necessari test in doppio cieco sui pazienti, necessari per poter poi commercializzare la farina così trattata. Il trial clinico, ciò questi test in doppio cieco su pazienti, saranno gestiti dal Prof. Picarelli e dal dott. Di Tola del Policlinico Umberto I di Roma

I test partiranno con un prodotto da forno come le fette biscottate, preparate con farina di frumento con glutine detossificato dal gruppo Lo Conte, e il primo gruppo di pazienti sarà piccolo (circa 24). Verificati i risultati di questo primo test, si procederà poi con un gruppo più esteso per poter verificare in maniera più ampia a livello statistico i risultati. Questi trial clinici richiederanno almeno un anno.
Questi non sono i primi trial clinici effettuati. La ricerca sul glutine detossificato da parte dell’équipe del CNR di Avellino è partita nel 2005 ed un primo trial clinico è stato effettuato nel 2012; i risultati di tale trial erano molto promettenti. Infatti, il 50% dei pazienti celiaci sottoposti al test aveva potuto ingerire alimenti prodotti con la farina detossificata per almeno tre mesi, senza infiammazione e senza altri effetti collaterali. Lo stesso Dott. Rossi afferma che all’epoca, cioè nel 2012, la tecnica enzimatica non era comunque al massimo della sua efficienza, come è invece attualmente.
Superati i trial clinici, potrà cominciare la produzione e quindi la commercializzazione. Sebbene attualmente i costi di produzione siano ancora elevati, i ricercatori del CNR di Avellino e il gruppo Lo Conte stanno lavorando per abbattere i costi di produzione e renderli comparabili con i costi di altri prodotti della stessa fascia di mercato.

Le parole del Dott. Rossi:
nei paesi occidentali è celiaco l’1% della popolazione. Ma questa è la frequenza registrata negli studi epidemiologici, in realtà solo un terzo di questo punto percentuale è a conoscenza della sua patologia. Altri hanno il danno intestinale, ma non lo sanno, altri ancora sono potenzialmente celiaci che non hanno ancora il danno ma che potrebbero svilupparlo da un momento all’altro. Oggi, ad aumentare, sono i soggetti sensibili al glutine, che hanno la stessa sintomatologia clinica del celiaco, ma che non sviluppano il danno intestinale. Forse, proprio a loro, questa nostra strategia può essere decisamente utile. Vedremo, è tutto un work in progress. Siamo comunque soddisfatti per quanto ottenuto fino ad adesso e motivati a continuare nella nostra ricerca”
Queste parole sono davvero una grande speranza non solo per i celiaci, ma soprattutto per le persone affette da gluten sensitivity.